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Chiudere il gioco senza arrivare a sovraeccitazione
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- redazione mumido
Il gioco è un modo prezioso per muoversi, esplorare e costruire una relazione, ma non tutti gli animali riescono a passare da soli dall’eccitazione alla calma. Un cane che rincorre senza sosta o un gatto che continua a saltare sulle mani non è necessariamente più felice: può aver superato il proprio livello di tolleranza. Chiudere l’attività con chiarezza, prima che l’energia diventi confusione, protegge sia il benessere dell’animale sia la serenità in casa.
Riconoscere il momento giusto
Osserva il tuo animale più che l’orologio. Alcuni segnali indicano che è il momento di ridurre l’intensità: movimenti sempre più rapidi e disordinati, difficoltà a rispondere a richiami semplici, vocalizzi insistenti, prese più forti del solito o salti ripetuti senza pause. Nei gatti possono comparire pupille molto dilatate, coda che frusta e agguati rivolti a caviglie o mani. Nei cani, oltre a un aumento della foga, potresti vedere abbaio acuto, bocca molto tesa o incapacità di staccarsi dall’oggetto.
Questi segnali non significano che l’animale sia “cattivo” o disobbediente. Spesso comunicano soltanto che l’attivazione è salita troppo in fretta. Aspettare che esploda una reazione rende più difficile la chiusura; intervenire un poco prima è gentile e più efficace.
Una chiusura in quattro passaggi
Prima di smettere del tutto, rallenta il gioco. Se stai muovendo un oggetto, rendilo meno veloce e meno imprevedibile; se state correndo, passa a un passo calmo. Evita di aumentare improvvisamente la sfida con l’idea di “stancarlo”: l’eccitazione non sempre coincide con un sano affaticamento.
Poi usa un segnale breve e sempre uguale, pronunciato con tono normale, come “finito” o “pausa”. Il significato nasce dalla coerenza, non dalla parola scelta. Subito dopo, riponi con calma ciò che ha sostenuto il gioco e spostati in un ambiente più quieto o proponi un’attività compatibile con il recupero, per esempio annusare, bere, cercare alcuni bocconi del pasto già previsto oppure accomodarsi nel proprio spazio di riposo.
Infine, lascia che la pausa sia davvero una pausa. Non riprendere il gioco perché l’animale insiste nei primi secondi: altrimenti il segnale di chiusura diventa confuso. Puoi restare disponibile e tranquillo, senza sgridare né ignorare in modo teatrale. Quando noti anche un piccolo momento di calma, riconoscilo con voce pacata o con una carezza, se l’animale la gradisce.
Un esempio quotidiano
Immagina un gatto che gioca con una striscia di stoffa per alcuni minuti. All’inizio alterna rincorse e pause, poi comincia a fissare l’oggetto senza distogliere lo sguardo e a scattare verso le mani che lo muovono. Invece di continuare fino al morso, fai compiere alla striscia movimenti più lenti vicino al pavimento, lascia che il gatto la “prenda” un’ultima volta e pronuncia il vostro segnale di fine. Riponi l’oggetto fuori dalla sua vista, fai qualche passo indietro e lascia che si lecchi, si sistemi o osservi la stanza.
Se cerca subito le tue caviglie, non trasformare la scena in un nuovo inseguimento. Rimani fermo o crea distanza in sicurezza; più tardi, quando sarà di nuovo rilassato, potrai proporre una sessione più breve. Così il gatto collega il gioco a una conclusione soddisfacente e non all’improvvisa sparizione della preda nel momento di massima tensione.
Errori comuni da evitare
Un errore frequente è usare mani, piedi o vestiti come bersaglio di gioco. Può sembrare innocuo con un cucciolo o un gatto giovane, ma rende difficile distinguere il contatto affettuoso dall’invito a mordere o graffiare. Meglio separare sempre il gioco dal corpo umano.
Anche rimproverare dopo un morso o un salto spesso peggiora l’attivazione. Metti al sicuro persone e animale, interrompi con calma e considera quel comportamento come un’informazione: forse la sessione era troppo lunga, l’ambiente troppo stimolante o il gioco troppo intenso per quel momento. Punizioni fisiche, urla e strattoni non insegnano il recupero emotivo e possono aumentare paura o conflitto.
Evita inoltre di imporre una pausa trattenendo l’animale, salvo che sia necessario per la sicurezza e sia possibile farlo senza rischio. Un angolo tranquillo scelto volontariamente è molto diverso dall’essere bloccati quando si è già agitati. Adatta durata, distanza e tipo di gioco all’età, alla salute, alla specie e alle preferenze individuali.
Quando chiedere supporto
Se l’animale mostra aggressioni improvvise, si ferisce, colpisce con intensità crescente o sembra incapace di recuperare anche dopo brevi attività, parla prima con il veterinario. Dolore, disturbi del sonno, problemi neurologici o altre condizioni fisiche possono influire sul comportamento e meritano una valutazione clinica. Un veterinario non sostituisce l’osservazione quotidiana, ma può escludere o trattare cause mediche.
Quando gli aspetti sanitari sono stati valutati, un educatore o istruttore qualificato che lavori con metodi rispettosi può aiutare a leggere i segnali, organizzare l’ambiente e costruire un piano graduale. Nessun consiglio generale può sostituire la valutazione diretta di un caso complesso, soprattutto se c’è rischio per qualcuno. Chiedi spiegazioni chiare, obiettivi realistici e indicazioni che non facciano leva sulla paura.